l'è propri 'n gran Milan

Diciamola tutta, Milano non si è mai distinta per qualità e sostenibilità della vita. E' una città che ha fatto da traino rispetto alle altre, che si è espressa sia sul versante industriale che su quello del terziario e terziario avanzato. Ma di politiche per la qualità dell'ambiente e dell'aria ne ha proposte poche, spesso solo per tenere buona la fronda verde e quella parte di opinione pubblica un po' stanca di soffiare nero dal naso. Il fatto è che la salvaguardia dell'ambiente e, più in generale, della qualità del nostro modus vivendi, non rientra nelle priorità della città: c'è poco da fare, non fa parte del suo habitus mentale né dei suoi interessi storici. Milano non ha tradizione in questo senso, e per generazioni la cittadinanza ha accettato questo contrappasso come il più ovvio e naturale dei prezzi da pagare. Per questo sono abbastanza pessimista circa le sorti verdi e sostenibili del capoluogo, confortato in questo senso, si fa per dire, anche dalle parole del sindaco, la quale alle polemiche risponde serafica: a Londra stanno peggio di noi. E' una risposta da amministratore, non da principale esponente politico di una delle prime città d'Europa; è una risposta che denuncia anche una specie di rassegnata impotenza di fronte ad un fenomeno, quello che una volta si chiamava inquinamento, la cui soluzione con tutta evidenza non rientra tra le priorità della città. C'è anche una questione di adeguamento storico che Milano, così come buona parte d'Italia, fatica ad accogliere: alle energie rinnovabili, al minor spreco minor consumo si preferiscono ancora il petrolio e la biella, solidi come il calcestruzzo, sicuri come un posto fisso. Serviranno generazioni perché la tendenza possa essere invertita, ma fino ad allora sarà la solita telenovela, fatta di rilevamenti ambigui, soglie variabili, pressioni delle potentissime lobby. Aspettando la pioggia, come in un film sui pionieri.

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