ceci ne pas une pipe


A seguito della discussione con un caro amico, mi è tornata alla mente una questione su cui rifletto ad intervalli regolari senza trovare un definitivo bandolo della matassa: in che modo la letteratura (ma si potrebbe dire ovviamente l'arte in generale) è stata influenzata dall'uso di droghe e sostanze alteranti in genere? A livello quantitativo si potrebbe dire parecchio, va da sé. Dal settecento in poi con l'esplosione dell'oppio abbiamo documenti e testimonianze che parlano dell'apporto per così dire immaginifico delle droghe nelle opere letterarie, ma anche prima, se si pensa a certi intrugli medievali a base di erbe, belladonna, mandragola, solo per citare degli esempi. Autori come il mitico De Quincey, Gautier ne hanno fatto uso e abuso, per non parlare naturalmente di Baudelaire, Verlaine, Rimbaud e di tutta la cerchia dei simbolisti. L'elenco potrebbe continuare con l'etere, la morfina, la mescalina, l'Lsd, che tenne a battesimo gran parte del filone beat, per arrivare fino alla cocaina. Al novero aggiungerei anche gli eccessi alcolici che hanno caratterizzato l'attività di parecchi scrittori, specie appartenenti a quella "generazione perduta" di Hemingway, Faulkner, Dos Passos e tanti altri. Sappiamo dalle fonti filologiche e storiografiche che questa influenza c'è stata, meno facile è capire se abbia o meno avuto effetti sulla qualità delle produzioni. Di certo il fenomeno percorre come un filo rosso tutta la produzione occidentale degli ultimi secoli, quasi mai senza conseguenze, ma tutt'altra faccenda è capire se l'assunzione di droghe abbia o meno migliorato la qualità del lavoro artistico. Dare una risposta è difficile. La conclusione a cui sono giunto è che probabilmente gli stupefacenti applicati a menti creative abbiano in qualche modo aperto le porte della percezione, come ebbe modo di dire Aldous Huxley, amplificando una sensibilità e una capacità di astrazione già comunque presente. Ma senza talento, niente sarebbe stato possibile, anche se questa può forse suonare come la morale più facile e conciliante. Di certo il confine tra tossicodipendente che scrive e artista in cerca di ispirazione è assai labile; molti alla fine non erano altro che relitti umani senza più arte né parte, uomini che con il pretesto di amplificare il proprio talento erano riusciti solo a bruciarlo. Il fascino di certi argomenti sta anche nel non sapere bene come posizionare i confini.

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