bunker

Tentare di liquidare la milionata abbondante di donne (e non solo) che ha gremito le piazze italiane come una scampagnata di "poche radical chic" è una stupidaggine, diciamocelo pure senza troppi giri di parole. Dire che un milione e mezzo circa di persone si sono fatte abbindolare e strumentalizzare da una parte politica è come ammettere, implicitamente, di aver perso. Non solo il polso del paese, ma anche la brocca. La ragione è semplice: nel ripetere queste idiozie a buon mercato si rivela tutta la debolezza del proprio impianto politico e culturale: era inevitabile che una classe dirigete incapace di produrre idee e soluzioni, ma buona solo di ripetere slogan e promuovere false riforme, si trovasse prima o poi nella disperata e umiliante situazione di non saper più che pesci pigliare, di non saper più che cosa dire a fronte dell'arroganza dimostrata solo fino a qualche mese fa. Quella che fino a un po' di tempo fa sembrava sicurezza, ora si rivela una miserabile montatura: è la storia un po' di tutti i grandi insolenti della storia quella di finire prima o poi imburrati nella loro stessa protervia. Che non era in realtà sicurezza, ma una finta, fintissima patina guascona, utile a sostenere l'incredibile progetto antipolitico e antidemocratico che sotto le mentite spoglie di un liberalismo d'accatto stava (e sta) minando questo paese nelle sue fragili fondamenta. Stanno già cambiando bandiera, comunque. A parte gli irriducibili che difendendo il padrone difendono se stessi, chi può sta già arretrando il baricentro, sta cercando di chiamarsi fuori, apparendo il meno possibile nonostante fino a qualche mese fa facesse a pugni per rilasciare dichiarazioni. E' il crudele gioco della storia, ma con la esse minuscola: quella che va in liquidazione per una storia di puttane e non, come pure avrebbe dovuto, per il fallimento politico e umano di vent'anni di ciarpame. Con la grande Storia, questa piccola cronaca gossippara ha in comune solo la sensazione di essere nel bunker della cancelleria, quando ormai si facevano generali anche i bambini di tredici anni.

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