mare nero

La marea nera avanza verso le coste degli Usa, in rotta di collisione con la Louisiana. Si parla di migliaia di barili di greggio riversati in mare ogni giorno, ma i numeri, nella loro asetticità quantitativa, aiutano a capire fino ad un certo punto. Ora che siamo di fronte ad una strage ambientale di questa portata, il mondo civilizzato si gratta la testa e si batte il petto, promettendo interventi milionari, investimenti, mobilitazioni. Con un mantra, ripetuto allo sfinimento: mai più, mai più. Sappiamo tutti che non sarà così. La devastazione ambientale prosegue, in nome del mito dello sviluppo, del progresso, ma soprattutto in ragione del profitto smisurato di qualcuno. E' una logica che di logico non ha nulla e che anzi si sta rivelando perdente ogni giorno di più, ma pazienza: gli ultimi fuochi del capitalismo d'accatto necessitano che il barile sia raschiato fino in fondo, e che le risorse ambientali e naturali, che sono di tutti, vengano predate fino all'ultima oncia. Perché noi siamo così: straordinariamente osservanti dei precetti biblici quando si tratta di sfruttare quell'ecosistema, quell'ambiente che a conti fatti è tutto quello che abbiamo e che, ampliando di un poco lo sguardo, è anche tutto quello che ha la specie umana. Non è solo un problema di cultura, del tutto assente, ma anche una questione di buonsenso, se vogliamo metterla su un piano contabile, che forse è quello che lorsignori baroni capiscono meglio. Mi chiedo quante sono le devastazioni compiute ogni giorno: quanti fiume Lambro (di cui per inciso non si sa più un cazzo) e quante maree nere vengono taciute ogni giorno in ogni parte del mondo, in un silenzio mediatico che ci rende tutti responsabili, tutti, dal primo produttore di residui tossici all'ultimo pirla che scarica la tazza del water in una discarica abusiva.

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