
un uomo chiamato Blatter
giovedì 20 giugno 2013
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Ariberto Terragni

dopo il fumo
martedì 11 giugno 2013
Pubblicato da
Ariberto Terragni
C'era una volta B. Non bello, non colto, senza particolari competenze, ma grande istrione, grande improvvisatore e soprattutto grande venditore. Osannato come leader carismatico (mah...), addirittura indicato come l'iniziatore di un nuovo corso politico: quello dei partiti padronali. (Ricordo con terrore due sue amazzoni che non più tardi di tre o quattro anni fa si beavano in un talk show di come il loro capo fosse all'avanguardia in questo senso). E così, con tanto fumo, l'intrepido imprenditore è riuscito a mettersi in tasca prima la destra italiana e poi tutto il paese. Distruggendo entrambe le cose. E ora che la polverina magica è finita, ora che le bugie sono andate a sbrendolo, il fumo si dirada, e scopriamo che non c'era niente. Niente ricchezza, niente novità. Solo un cumulo di fanfaluche, e tanta insipienza, quando non qualcosa di peggio. E ora fa quasi tristezza sentire i suoi lamentarsi - con non si capisce bene chi - che i voti li prendeva solo lui, B, e che questo spiega la disfatta del voto amministrativo. Pare a tratti che la destra italiana sia sul punto di riconoscere lo sbaraglio, ma è un'impressione fugace prima del solito arroccamento: servirebbe onestà intellettuale. Ma ormai i circolo vizioso è una trappola da cui questa destra non potrà più uscire, a meno di non riscriversi culturalmente e di buttare a mare tutte, ma proprio tutte, le scemenze di questi ultimi vent'anni. Dopo anni di scorciatoie, di miracoli e di altra fuffa variamente declinata, forse sarebbe ora di prendere il coraggio a due mani e cominciare da un semplice vocabolo: scusateci. Per poi ripartire da due o tre libri seri che non siano il prontuario Fininvest o altre carte protocollate dalle scuole televisive. Questa destra scoprirebbe che i partiti, anche di destra, non sono un affare personale, e che la politica non è la vinavil con cui il padrone incolla i cocci della sua disastrata esistenza. Ma bisognerà fare un po' di cose prima, e tutte agli antipodi della mentalità berlusconiana: farsi un po' di cultura, mettersi intorno a un tavolo a sviluppare delle idee serie e non i soliti slogan. Ma temo che il massimo che verrà fuori da questa attuale classe dirigente sarà il cambio del nome del partito. E l'hanno pure già fatto una volta.
Voto Arjen Robben
sabato 1 giugno 2013
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Ariberto Terragni
Voto Robben perché non ha una triste storia alle spalle, e se ce l'ha non è andato a raccontarla a Roberto Saviano.
Voto Robben perché ha il fisico da calciatore, non da cavallo da monta.
Voto Robben perché non è ambidestro.
Voto Robben perché non ha la media di un goal a partita.
Voto Robben perché non gioca in un campionato dove il capocannoniere segna 50 reti (e ditemi voi quanto può valere un campionato così).
Voto Robben perché non è un "I belong to Jesus".
Voto Robben perché sa cosa significa perdere.
Voto Robben perché nonostante tutto lo massacrano di fischi.
Voto Robben perché non ama le cose semplici.
Voto Robben perché non lo candidano al Nobel per la pace. Nemmeno per provocazione.
Voto Robben perché ha un'onesta chierica.
Voto Robben perché non ha tatuaggi.
Voto Robben perché non fa la pubblicità dei Pavesini.
Voto Robben perché corre a 32 km/h senza tante scene.
Voto Robben perché quando segna non si toglie la maglia per far vedere gli addominali.
Voto Robben perché non scommette.
Voto Robben perché non si tira i calzettoni sopra alle ginocchia.
Voto Robben perché non piace ai giornalisti.
Voto Robben perché non convoca conferenze stampa.
Voto Robben perché non è "l'erede di Maradona".
Voto Robben perché non gioca a fare l'"esempio" in un mondo che è pieno di esempi edificanti e dove tuttavia va tutto alla malora.
Voto Robben perché non gioca a fare l'"esempio" in un mondo che è pieno di esempi edificanti e dove tuttavia va tutto alla malora.
Voto Robben perché in finale di Champion's ha segnato un goal così raffinato e così difficile che quasi nessuno l'ha capito.
Voto Robben perché li mette sempre nel sacco con la stessa finta, il che significa che non è mai la stessa finta.
Voto Robben perché guardate la foto sopra.